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MARIA TINTO  
Dietro il velo dell'indifferenza islamica

Instaurare un rapporto tra la condizione della donna islamica e quella della donna occidentale, apparentemente sembrerebbe difficile,considerato il contrasto stridente di due mondi lontani. Tuttavia sono entrambe facce della stessa medaglia, la cui matrice comune è la "Donna", ovvero il suo corpo.
Da una parte: comprato, sfruttato, venduto, usato - basti pensare al business delle sfilate di moda - dall'altra : negato, celato, cancellato, talvolta fino all'esasperazione.
In realtà la storia della donna è ben più triste di quanto possano far pensare i centimetri di stoffa che ricoprono il suo corpo.
E' indubbia la genesi religiosa della sua condizione, che riguarda tanto l'Oriente che l'Occidente. Una religione "abusata" e "conformata" alle esigenze sociali e politiche, nonché "strumentale" alle mire espansionistiche dell'uomo.
La ricerca di Dio fa parte della storia dell'uomo: anche presso le civiltà più primitive si è trovata traccia di qualche forma di culto. E quasi in ogni religione possiamo trovare una figura centrale cui è attribuito il merito di aver fondato la "vera fede". Alcuni di questi personaggi erano filosofi moralisti, altri riformatori iconoclasti, altri ancora, eroi popolari animati da puro altruismo. Tutto ciò che dissero e fecero fu abbellito e circondato da misticismo. Tutti spinti da un unico intento: migliorare la condizione della vita degli esseri umani, in quanto tali.
La rivelazione del Corano a Maometto, avvenuta nel settimo secolo dopo Cristo, apportò, effettivamente, condizioni di vita più favorevoli, sia per gli uomini che per le donne. Fu abolito, infatti, l'infanticidio delle bambine, la dote e l'eredità della donna diventavano di sua proprietà esclusiva, ed inoltre, esse potevano mantenere il proprio cognome per tutta la vita.
Tutti concetti che rispetto al momento storico in cui venivano enunciati rappresentavano delle innovazioni anche rispetto all'occidente cristiano, e che, paradossalmente oggi, sembrano non trovare più alcun riscontro.
In molti paesi islamici è subentrato il "sistema patriarcale", per cui molti di quei precetti, che avevano considerato positivamente la donna, oggi sono interpretati e accettati in modo restrittivo ed asfissiante. Tuttavia, il mondo islamico è così eterogeneo che ogni Paese è una realtà a se stante con una propria nascita, una propria storia e cultura. Per cui anche la condizione della donna varia, come varia il modo di "coprirla", nonostante il fine sia sempre lo stesso: sottometterla.
Scardinare una cultura millenaria non è semplice, ma le donne possono farcela, innanzitutto combattendo l'ignoranza: la donna che riesce a studiare ha molte possibilità di autoaffermarsi come persona e come individuo, anche in una società che la vuole a tutti i costi asservita all'uomo.
La nostra cultura ha visto la Chiesa Cristiana fondare il suo "potere" essenzialmente sull'ignoranza e il timore, considerando addirittura la donna un "derivato" dell'uomo: una sua costola.
E nonostante il nostro Paese abbia vissuto una rivoluzione tutta al femminile, ancora oggi ci sono zone in cui le donne non hanno alcuna possibilità di scelta per quanto riguarda la loro vita: le scelte vengono fatte dai loro padri, fratelli e mariti. Ancora oggi nel lavoro, devono operare più degli uomini per dimostrare che sono "capaci", e così nello studio: devono saperne di più per potercela fare... E' una continua "dimostrazione", un continuo "misurarsi", come se ogni volta i diritti acquisiti debbano essere riconquistati.
Purtroppo, solo una donna può sapere quanto sia duro tutto ciò.
E' una questione di rispetto: riconoscere i diritti di una donna in quanto persona, al di là delle etiche religiose, delle stesse ideologie, usate e abusate, ridotte esse stesse a mero utilitarismo maschile.
La religione è solo un pretesto.
Anche quando si parla di infibulazione o escissione o mutilazione degli organi genitali della donna, si tratta, in realtà, di un'usanza tribale che risale all'età dei faraoni. Una atrocità che distrugge la sessualità della donna, prigioniera di una cultura al maschile che la condanna a soffrire per l'intera vita.
Non vi è nessuna scrittura sacra in cui se ne possa trovare traccia, tanto meno nel Corano. Anzi, una lettura di questa Sacra Scrittura farebbe bene a molti occidentali, per sfatare false credenze, non solo , ma anche e soprattutto per rendere più comprensive le diversità ideologiche tra i popoli, considerato che viviamo in una società multietnica, in cui persone di religioni diverse vivono le une accanto alle altre, proprio in virtù di quella "tolleranza" oggi tanto en vogue nel mondo cattolico cristiano.

Maria Rosaria Tinto

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